L'universo Filippine
Viaggio a Manila & dintorni
PINO SCACCIA
Sono convinto che ciascuno di noi ha un sogno da realizzare. Ciascuno di noi ha qualche cosa da dire. Non solo con le parole, c'è anche chi si esprime con gesti, chi nel silenzio solidale, chi con un sorriso. L'importante è mantenere vivo il sogno della vita. Bisogna imparare a volare. L’importante è mantenere vivo il sogno della vita. L’importante è volare. Ragazzi, fatevi rapire dai vostri ideali. Io ho iniziato a sognare quando ho deciso di entrare in seminario, ho continuato il mio sogno durante la mia ordinazione sacerdotale, L’ho vissuto nelle Filippine per tantissimi anni, l’ho toccato con mano durante i giorni del mio rapimento. Sono un missionario, dico un povero missionario, uno delle migliaia di preti impegnati nei paesi poveri del mondo. Vivo nelle Filippine da 27 anni, continuerò a farlo e spero veramente di ritornarci. Il sogno è di ritornare prima di Natale o subito dopo. Questa storia, però, non mi cambia e non mi cambierà. Padre Giancarlo Bossi
La maglietta
pinoscaccia@gmail.com
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venerdì, 31 agosto 2007, 23:35
Centinaia di persone di ogni strato sociale hanno sfilato ieri nella capitale per chiedere alla Corte Suprema, in occasione della Giornata internazionale delle sparizioni non volontarie, di “alzarsi in piedi, far sentire la propria voce e salvare la nazione da atti come questi, che minano la fiducia della popolazione nel governo”. Fra i manifestanti vi erano attivisti sociali, gruppi per la difesa dei diritti umani ma anche sacerdoti, religiose, imam e studenti. Edita Burgos, che da tre mesi non ha più notizie del figlio Jonas, dice: “Sono qui per lui, rapito il 28 aprile scorso da una macchina con la targa dell’esercito. Era membro del Movimento contadino delle Filippine, ma ora nessuno ne sa più nulla”. Secondo alcuni sacerdoti presenti alla marcia, “questi rapimenti rappresentano la più grave violazione ai diritti umani della popolazione. Bisogna fare qualcosa”. Tuttavia, p. Jerry Sabado sottolinea che “la nostra partecipazione qui è in primo luogo un segnale di vicinanza alle famiglie dei dispersi, che soffrono senza sapere nulla dei loro cari”. Secondo il rapporto 2007 del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite, le Filippine sono al decimo posto nella classifica mondiale di “sparizioni non volontarie” con 758 casi riportati: per la maggior parte contadini, ma anche studenti ed attivisti per i diritti umani. Al primo posto vi è l’Iraq, con 16.517 casi accertati, mentre al secondo posto si trova lo Sri Lanka, con oltre 12mila sparizioni. Asianews
venerdì, 31 agosto 2007, 22:21
Come se fosse scoppiata la guerra
giovedì, 30 agosto 2007, 13:47
Disordini all'ambasciata olandese di Manila
mercoledì, 29 agosto 2007, 17:19
Un sacerdote cattolico, Florante Rigonan, 48 anni, nativo di Barangay Aglipa, è stato ucciso ieri notte con colpi di arma da fuoco mentre stava lasciando la sua abitazione nella città di Pinili, provincia di Ilocos Norte (nord-ovest delle Filippine), dopo aver celebrato un servizio di preghiera intorno alle 22: lo riferiscono fonti locali, precisando che Rigonan stava per salire sulla sua auto quando alcuni uomini armati gli hanno ripetutamente sparato con un fucile mitragliatore automatico. Secondo il direttore della polizia locale, Roman Felix, il corpo del sacerdote è stato raggiunto da numerosi proiettili, soprattutto alla schiena, e le forze di sicurezza hanno raccolto dalla scena del delitto nove bossoli. Rigonan è il primo sacerdote cattolico ad essere stato ucciso nella provincia di Ilocos Norte; il prete era parroco a Pinili dal 2001, stesso anno in cui era stato nominato direttore spirituale della diocesi. Ordinato nel 1997, era stato assegnato alla parrocchia di St. Michael a Currimao. La polizia ha precisato di non avere finora elementi per alcuna pista, escludendo tuttavia che si possa trattare di un omicidio politico, dal momento che Rigonan non sembrava essere coinvolto in attività diverse da quella di parroco.
L’ultima volta che nelle Filippine hanno ucciso un prete è stato sei anni fa. Padre Rufus Halley, irlandese, nel 2001, proprio il 29 agosto, a Malapang. L’anno prima avevano ucciso un sacerdote filippino, padre Ruel Gallardo, a Basilan territorio dei terroristi di Abu Sayyaf. In passato c’erano state anche vittime italiane, padre Tullio Favalli nell’85 e padre Salvatore Carzedda nel ’92. Periodi diversi ma c’era qualcosa che univa tutte queste vittime: la voglia di dialogo, erano tutti famosi per tentare di mettere insieme due realtà filippine entrambe molto forti: cristiani e musulmani. Hanno sempre parlato di fanatici, perché è facile prendersela con i pazzi, ma anche l’ultima vittima della violenza era noto per questa porta aperta – come diceva – all’altra parte della luna. Padre Florante Rigonan stava molto lontano da Mindanao, sull’isola di Luzon, praticamente dall’altra parte dell’arcipelago ma i nostri amici missionari del Pime (quelli di padre Bossi) ne avevano molto sentito parlare per la sua opera di fratellanza. Lo hanno massacrato, con almeno dieci colpi alla schiena, quando rientrava dalla chiesa. Sarà un caso ma il nuovo, gravissimo fatto di sangue coincide con un attacco frontale della Chiesa cattolica contro quello che è definito “un doloroso massacro”, cioè dell’attacco totale, pesante del governo di Manila contro i separatisti islamici. Dopo anni di tregua e di una pace almeno apparente. E soprattutto l’assassinio di padre Rigonan, neanche cinquantenne, capita nel bel mezzo del progetto di un forum sulla convivenza pacifica, “un luogo di incontro e di dialogo comune, che riunisca i giovani cattolici e musulmani di tutto il sud-est asiatico”. Un progetto avviatissimo a cui lavorano da mesi i domenicani e i maggiori leader musulmani del Paese. Certo le Filippine stanno vivendo un momento particolarmente difficile, con l’arcipelago diviso a metà sul piano politico ma soprattutto religioso. Da giorni ci sono manifestazioni di piazza. Protestano gli studenti e protestano gli operai, mentre s’insasprisce la repressione. Uccidere un prete è sempre un fatto grave. Ma è soprattutto grave che si voglia colpire qualsiasi tentativo di pace.
mercoledì, 29 agosto 2007, 15:15
Proteste molto accese dei filippini per l'arresto del leader comunista Joma
martedì, 28 agosto 2007, 12:58
Manila, protesta di studenti e scontri con la polizia
martedì, 28 agosto 2007, 12:57
Effetti devastanti di un incendio a Quezon city, Manila
venerdì, 24 agosto 2007, 20:34
Un forum, un luogo di incontro e di dialogo comune, che riunisca i giovani cattolici e musulmani di tutto il sud-est asiatico. E’ il progetto a cui lavorano da mesi i domenicani delle Filippine ed i maggiori leader musulmani del Paese, che si avvia verso un brillante risultato. Il rettore dell’Università domenicana di Equino, p. Ramonclaro Mendoz, spiega ad AsiaNews: “Lo scopo principale, nel riunire giovani cristiani e musulmani, è quello di dare un forte senso di solidarietà e di appartenenza alla regione a tutti i partecipanti”. Esistono da molto tempo attività del genere ma, sottolinea p. Mendoz, “rientrano tutte sotto l’ombrello della Chiesa. Questo nuovo incontro vuole invece promuovere uno scambio di esperienze di vita, di speranze ed aspirazioni fra ragazzi, di qualunque religione essi siano. Inoltre, ci concentreremo nel chiarire ai partecipanti che sono loro gli agenti di pace e solidarietà su cui la nazione fa affidamento”. Al momento, sono in discussione i particolari tecnici per portare avanti l’iniziativa, ma è già partita la raccolta fondi che servirà per garantirne la riuscita. Una volta che si sarà svolta la prima edizione dell’incontro, questo verrà esteso ai giovani di tutte le religioni dell’area. Infatti, conclude p. Mendoz, “tutti i ragazzi hanno intenzione di collaborare, ed aiuteranno la buona riuscita del progetto. E’ fondamentale abbattere ogni barriera fra le religioni, se si vuole arrivare ad una vera pace ed armonia sociale”. Asianews
mercoledì, 22 agosto 2007, 00:59
Manila,demolizione di case per decisione governativa
mercoledì, 22 agosto 2007, 00:56
I leader cattolici delle Filippine hanno condannato “con dolore” gli ultimi scontri avvenuti nel sud del Paese fra i soldati dell’esercito regolare ed alcuni presunti membri del gruppo terrorista di Abu Sayyaf. Queste violenze, denunciano, stanno cacciando dalla zona oltre 80mila famiglie innocenti, che temono di morire. L’Associazione dei Superiori delle congregazioni religiose [Amrsp, un gruppo che riunisce tutti gli ordini del Paese, maschili e femminili ndr], punta il dito contro le operazioni condotte dal governo contro i presunti membri di Abu Sayyaf, ramo filippino di al-Qaeda. Manila, infatti, “applica la mentalità dell’occhio per occhio e dente per dente, provocando morti insensate e danni irreparabili alla zona”. I rastrellamenti dei soldati e gli scontri a fuoco “avvengono senza alcun controllo preventivo, sulla base di semplici indicazioni e rancori personali”. In un comunicato, i leader cattolici chiedono di “cambiare rotta, dando la precedenza al dialogo, unica strada verso un vero negoziato di pace. L’uccisione dei soldati e la loro barbara decapitazione va condannata, ma perché si deve seguire la stessa violenza?”. Il riferimento è ai 15 militari uccisi lo scorso fine settimana a Basilan, nel sud del Paese. Il vescovo locale, mons. Martin Jumoad, si è unito all’appello dell’Associazione: “Mi sento frustrato, perché lavoriamo per la pace ma vediamo solo violenza. Sono molto triste per questi crimini, che distruggono la nostra società. L’unica vera risposta è educare la popolazione alla pace”. Asianews
mercoledì, 22 agosto 2007, 00:54
Il gruppo armato integralista islamico filippino Abu Sayyaf, ritenuto vicino a Al Qaida, si è affidato al sito internet YouTube per reclutare militanti e raccogliere finanziamenti. Lo hanno detto le forze armate filippine. In due video pubblicati sul popolare sito americano di condivisioni di filmati, alcuni guerriglieri che parlano in arabo esortano ricchi donatori a sostenere la loro causa, secondo il portavoce delle forze armate tenente colonnello Bartolome Bacarro. Uno dei filmati mostra il fondatore del gruppo Abdurajak Janjalani e suo fratello Khadaffy Janjalani. Entrambi sono stati uccisi, il primo nel 1998 e il secondo nel 2006. I militari hanno detto di interpretare la pubblicazione di questi video come "un atto disperato" del gruppo, bersaglio di una grande offensiva delle forze armate nelle isole meridionali di Jolo e Basilan: "Perché è il vecchio capo di Abu Sayyaf che parla e chiede un sostegno e non la nuova gerarchia al comando? Perché (fanno parlare) i morti?", ha detto Bacarro. Abu Sayyaf ha rivendicato l'attentato più sanguinoso commesso nelle Filippine, l'incendio di un traghetto al largo di Manila nel febbraio 2004, che fece 116 morti. Nel sud musulmano delle Filippine, Paese in maggioranza cristiano, è attiva da anni una guerriglia separatista. Ansa.it
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