Manila
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L'universo Filippine
Viaggio a Manila & dintorni
PINO SCACCIA
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Sì all'uso del preservativo per combattere la diffusione dell'Aids. Il via libera all'utilizzo del contraccettivo, «consentito» solo tra coniugi nel caso in cui uno due sia ammalato di Aids o portatore sano di Hiv, arriva dalla Chiesa delle Filippine, unico Paese cattolico dell'Asia e tradizionalmente conservatore. «È sempre preferibile l'astinenza e il rapporto protetto deve essere l'ultima possibilità», ha detto il portavoce della Conferenza episcopale cattolica (Cbcp), Edwin Carros, precisando che «la Chiesa continua a censurare l'uso del preservativo e ne permette l'utilizzo solo nel caso in cui serva a salvare una vita, quella della moglie del malato, che ha il diritto di manifestare amore per il coniuge senza correre il rischio di pregiudicare la propria salute». Questa settimana la Conferenza episcopale filippina, per la prima volta nella sua storia, partecipa ad un programma di educazione e sensibilizzazione in tema di Hiv, che prevede un manuale che sarà distribuito nelle scuole.
Manila, corteo di studenti con la presidente Gloria Arroyo Un altro giornalista e' stato ucciso nelle Filippine. Robert 'Bert' Sison, cronista radiofonico dela provincia di Quezon ed editorialista di una testata locale, e' stato assassinato ieri sera da due sicari - a bordo di una moto - mentre tornava con la figlia a Sariaya, a circa 100 chilometri a sud di Manila. Lo rende noto l'agenzia Misna. "Questo clima di impunita' che circonda chiunque se la prenda con i giornalisti deve finire. Il Governo deve agire in maniera decisa per mettere fine a omicidi e minacce ai danni dei giornalisti", ha comunicato in una nota il sindacato dei giornalisti filippini Nujp. E’ difficile anche per me trovare le notizie e sono convinto inoltre che interessino solo chi fa il mio mestiere. Ma non voglio che diventi “normale” morire per un giornalista. Nell’ultima settimana ne sono morti (uccisi) tre: in Ecuador, Messico e Filippine. Trentuno vittime solo quest’anno. Tutti fatti fuori da chi non vuole testimoni, in terre lontane dalla libertà. Per conoscenza diretta della situazione mi colpisce particolarmente la fine di “Bert” Sison, ucciso dalle parti di Manila in pieno stile mafioso: è a passeggio con la figlia, come una persona normale, arrivano due sicari in moto, bum bum, chiusa un’altra voce del dissenso. Le cifre talvolta valgono più delle parole: nelle Filippine sono stati uccisi 24 giornalisti negli ultimi tre anni, 55 da quando c’è al potere Gloria Arroyo, gennaio 2001. Per non parlare dei rapiti, degli aggrediti, dei minacciati, degli arrestati, dei comprati. E nessuno da quelle parti ha il coraggio d’indignarsi. Il blog Tg1
Anche negli ultimi mesi della sua presidenza, George W. Bush non smentisce la sua inclinazione alle gaffe diplomatiche. L’ultima nel corso di un incontro nello Studio Ovale della Casa bianca con il presidente filippino, Gloria Macapagal Arroyo. Nella conferenza stampa al termine dell’incontro Bush ha infatti espresso la sua stima per il popolo filippino, citando come esempio del valore degli immigrati dell’arcipelago asiatico la chef della Casa Bianca, Cristeta Comerford, di origini filippine. Ma la battuta non è venuta granché bene a Bush. «Ho detto al Presidente Arroyo che ho la conferma del valore dei filippini in America ogni volta che ceno alla Casa Bianca», ha detto Bush elogiando poi le doti umane e professionali di Comerford. Anche se il ruolo dello chef della Casa Bianca è estremamente prestigioso, la scelta di linguaggio di Bush è parsa un riferimento offensivo alla comunità. Il presidente ha concluso gli «elogi» con una risata che non ha però coinvolto Arroyo, che ha poi risposto con un sintetico quanto laconico «grazie».
Un pescatore filippino davanti alla nave 'MV Princess of the Stars' al largo dell'isola Sibuyan. Il traghetto a sette piani è naufragato sabato, con 865 persone a bordo, a causa del tifone Fengshen. Avevo appena scritto che i rapitori di Giancarlo erano ‘fantasmi’ e sono stato smentito: la ‘mente’ dietro il rapimento, commander Israel Salinas Kiddie (vero nome Abdulsalam Akedin) è stato ucciso, lunedì 16 giugno 2008. Commander Kiddie rimane comunque un ‘fantasma’ perchè non c’è più, o almeno così dicono le autorità, perchè già a suo tempo, per sette volte, era stato dato per deceduto per poi essere ‘resuscitato’. Morto, comunque, in uno scontro violento. Certo, personalmente vorrei che la violenza non avesse niente a che fare con la mia vita. Che rimanesse una realtà distante, al massimo da giornale, da televisione, da cinema, in modo di poter meglio sopportarla. Nell’uccisione del commander Kiddie si potrebbe dire che era destino, che prima o poi sarebbe stato ucciso, perchè era armato e avrebbe comunque reagito sparando. Destino o non destino, cinema o non cinema, questa violenza poi la si subisce. Sopra la taglia di 400.000 pesos (10.000 dollari) c’era la foto di commander Kiddie. Un volto d’uomo normale con i baffetti.L’effetto più concreto della violenza, il suo aspetto più disumano lo troviamo proprio quando dietro un crimine, (ma forse anche dietro un fatale errore) c’è il volto di un uomo. Ciò significa che, come parte della stessa umanità, non posso non sentirmi responsabile anche di coloro (volti diversi ma sempre umani sono) che non hanno le mie stesse idee. In questo caso pensieri violenti. Pessime idee. Difficile cambiarle a chi è abituato a sparare, ma posso iniziare da me cominciando a imprimere il ‘no alla violenza’ nei pochi geni che fanno funzionare il mio cervello. Dietro la faccia naturalmente. Luciano Si potrebbe raccontare di nuovo tutto quello che è accaduto un anno fa. Ma due sole cose sembrano interessanti mentre il susseguirsi degli eventi può essere letto ancora su questo blog. I rapitori di padre Giancarlo non hanno ancora un volto. Del resto fecero ben presto perdere le loro tracce fin dall’inizio. E questo è quello che ci ha colpiti di più durante il rapimento: dove erano finiti? Anche oggi sembrano lontani e invisibili. Svaniti così come spariscono i fantasmi quando sorge l’alba del giorno. Forse per questo non si sente rancore verso di loro. Illusione forse, perchè i rapimenti continuano. Così come può ri-emergere la rabbia contro chi commette e ha commesso questi crimini. Pensiamo solo al rapimento e uccisione di padre Rey Roda lo scorso gennaio (18 gennaio 2008). Ma non bisogna essere fanatici e all’odio è meglio anteporre la ragione e domandarsi se quello che ora facciamo serva a qualcosa per evitare altri rapimenti, altri delitti. Se le autorità servano a qualcosa nel controbattere la criminalità organizzata oppure ne traggono loro stesse profitto.I rapitori fantasmi, da una parte e la nostalgia del luogo, di Payao, dall’altra. Un luogo insignificante ma che a distanza di un anno rimane importante per la nostra memoria. La baia con le linee di agar-agar, le mangrovie, l’isola di Pandelusan in distanza, le piccole comunità sparse sui monti e tra risaie, tra gli alberi della gomma e le culture ittiche di pesci e di crostacei, il tramonto del sole. Il luogo da dove padre Giancarlo è stato tolto e poi allontanato e che ora come un esule, in una parrocchia del PIME in Manila, lo ricorda e si domanda se tornare o starne lontano? Una sensazione dolce e amara nello stesso tempo. In Payao comunque si può tornare, ma il periodo vissuto là non esisterà più. Quel luogo è cambiato e questo, molto pobabilmente, sta aiutando padre Giancarlo a pensare al futuro con minor nostalgia. Cosa pensano invece i suoi ex-rapitori sembra inutile domandarcelo. Il passato è anche oscurità. Luciano Spaventosa tragedia del mare nell’arcipelago delle Filippine, flagellato dal tifone Fengshen. Un traghetto, la «Princess of the Star», con a bordo 702 passeggeri, fra cui cinquanta bambini e cento uomini d’equipaggio, si è rovesciato per le ondate altissime, semi-affondando nel mare in tempesta. Il traghetto è andato in avaria dopo essere stato investito dalle onde. Ha lanciato un segnale di soccorso, ma subito dopo il contatto radio si è interrotto. (...) La tragedia del «Princess of the Star» aggrava il bilancio già drammatico per il passaggio del tifone: sono almeno 155 le persone che hanno perso la vita nelle varie zone del Paese. Lo ha reso noto, parlando alla radio, il presidente della Croce Rossa filippina Richard Gordon. Le vittime computate sono da mettere in relazione a inondazioni e frane degli ultimi giorni. Foto Inferno e paradiso postato da latorredibabele · permalink · commenti (1)
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