Figlia della guerra | L'universo Filippine
L'universo Filippine
Viaggio a Manila & dintorni

PINO SCACCIA

Sono convinto che ciascuno di noi ha un sogno da realizzare. Ciascuno di noi ha qualche cosa da dire. Non solo con le parole, c'è anche chi si esprime con gesti, chi nel silenzio solidale, chi con un sorriso. L'importante è mantenere vivo il sogno della vita. Bisogna imparare a volare. L’importante è mantenere vivo il sogno della vita. L’importante è volare. Ragazzi, fatevi rapire dai vostri ideali. Io ho iniziato a sognare quando ho deciso di entrare in seminario, ho continuato il mio sogno durante la mia ordinazione sacerdotale, L’ho vissuto nelle Filippine per tantissimi anni, l’ho toccato con mano durante i giorni del mio rapimento. Sono un missionario, dico un povero missionario, uno delle migliaia di preti impegnati nei paesi poveri del mondo. Vivo nelle Filippine da 27 anni, continuerò a farlo e spero veramente di ritornarci. Il sogno è di ritornare prima di Natale o subito dopo. Questa storia, però, non mi cambia e non mi cambierà. Padre Giancarlo Bossi



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Fatico a chiamarlo padre Bossi. Per me da tempo è Giancarlo. Da quando l’ho conosciuto nel palazzo presidenziale, a Manila. Atmosfera raffinata, protocollo severo, aria ufficiale, etichetta obbligata. Stordito dai flashes il missionario appena liberato che ha angosciato tutte le Filippine si mette al centro del salone e aspetta la presidente, Gloria Arroyo. Lei, notoriamente piccolina oltre la media, a fatica allunga la mano a questo gigante. Giancarlo che fa? Se la guarda da almeno un metro (d’altezza) di distanza e le fa con un sorriso beffardo: “La credevo più alta”. Allora, uno che non lo conosce può pensare a una cattiveria (che ha sfiorato una crisi diplomatica). Invece no, era una difesa. In quella situazione, da protagonista, lui ci stava malissimo e ha tentato di sdrammatizzare. Del resto, per chi invece lo conosce, un grande sacrificio lo aveva già fatto: si era messo le scarpe. Non è una battuta. Con i sandali se ne è andato dappertutto, anche alla festa dell’ambasciata dove c’erano i cosiddetti “cugini”, quelli del Sismi che stavano a Mindanao per risolvere la questione e anche un’altra volta, sempre nella sede diplomatica italiana, quando c’era un sottosegretario della Farnesina e un po’ di “capoccioni” locali. Chiariamo: una scelta non per trasgressione ma per voglia di libertà. Giancarlo è così. Mi ha raccontato tutto della sua prigionia, anche i dettagli, mi ha dato infinite lezioni di fede e di umanità, ma quel che mi rimane dentro di lui sono le battute, gli scherzi, soprattutto i sorrisi. Quanti sorrisi, sempre. (…) I suoi rapitori. Ha scherzato anche con loro.”C’era uno che andava sempre a letto con la sua baby, sì il mitra, lo abbracciava. E io lo sfottevo: ma quella è la tua fidanzata? Era un ragazzino, diventava rosso”. Ma non giocava soltanto, pregava soprattutto. “Quanti rosari ho detto”. Poi mi guarda, gli sembra di essere stato troppo serio e allora deve trovare la battuta: “Beh, era anche utile. Così non perdevo il senso dei giorni”. E invece pregava, intensamente “anche per loro, perché forse ne avevano bisogno più di me”. Naturalmente mi ha spiegato: “ Perché il mio inferno ha avuto un inizio ma anche una fine, per loro la vita è sempre un inferno. Lasciano le famiglie e fanno queste cose perché qualcuno lo ordina. Il loro destino è segnato”. (…)
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(...) Uno straniero così lontano ora è vicinissimo. E’ un pò la nostra esperienza di missionari in altri Paesi. Più ci avviciniamo a una persona, più questa allunga la relazione. Oltre noi. Ci guarda ma il suo sguardo molte volte passa oltre, verso stereotipi fissati: l’America, la ricchezza, i luccicanti show televisivi, le Ferrari, il basket NBA… Stranietà e’ anche questo, quello che ritenevo lontano ora quasi lo tocco. Lo straniero è anche questo, colui che da vicino può modificare gli stereotipi.(...) Pime
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mercoledì, 19 dicembre 2007, 17:09

''The dirt of the americans'': le chiamano così, spazzatura degli americani, le figlie delle donne filippine che si prostituivano coi soldati Usa. Ma c'è anche una storia commovente.

figliaLei, Sheila, è una di quelle figlie di prostitute fra le tante che nacquero a Olongapo, a tre ore di macchina da Manila, dove c'era una base americana. Grazie ai racconti della nonna è riuscita a sapere il nome del padre. Lo ha cercato per venti anni, e lo ha trovato grazie a Internet. Il papà, Samuel Barber, era in carcere. Senza una moglie, senza figli, senza soldi. Decise di scrivergli. Tre settimane dopo Sheila ricevette la risposta: "Potrai mai perdonarmi per avervi abbandonato?". Nessun rancore per Sheila che rispose, a sua volta, "non ha senso vivere nel passato". Ora Sheila è impegnata in una organizzazione che aiuta tutti quei ragazzini, quei "dirt of americans", spesso osteggiati dagli stessi filippini, a vivere con il peso di unpadre che non c'è.  (Washingtonpost.com)

postato da latorredibabele · permalink · commenti (1)

Commenti
#1   23 Dicembre 2007 - 11:05
 
''Dal 20 gennaio torno nelle Filippine, a fare la mia rivoluzione''. Lo ha dichiarato padre Giancarlo Bossi, il missionario italiano rapito lo scorso 10 giugno nelle Filippine e rilasciato dopo 39 giorni di prigionia. Fara' ritorno a Payao, dove la sua gente lo aspetta. ''Voglio tornare subito dalla mia gente - ha detto il missionario di Abbiategrasso in un'intervista - e chiedere che non divampi il fuoco, dire che io sono stato rapito non in quanto prete ma in quanto occidentale''.
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