L'universo Filippine
Viaggio a Manila & dintorni
PINO SCACCIA
Sono convinto che ciascuno di noi ha un sogno da realizzare. Ciascuno di noi ha qualche cosa da dire. Non solo con le parole, c'è anche chi si esprime con gesti, chi nel silenzio solidale, chi con un sorriso. L'importante è mantenere vivo il sogno della vita. Bisogna imparare a volare. L’importante è mantenere vivo il sogno della vita. L’importante è volare. Ragazzi, fatevi rapire dai vostri ideali. Io ho iniziato a sognare quando ho deciso di entrare in seminario, ho continuato il mio sogno durante la mia ordinazione sacerdotale, L’ho vissuto nelle Filippine per tantissimi anni, l’ho toccato con mano durante i giorni del mio rapimento. Sono un missionario, dico un povero missionario, uno delle migliaia di preti impegnati nei paesi poveri del mondo. Vivo nelle Filippine da 27 anni, continuerò a farlo e spero veramente di ritornarci. Il sogno è di ritornare prima di Natale o subito dopo. Questa storia, però, non mi cambia e non mi cambierà. Padre Giancarlo Bossi
La maglietta
pinoscaccia@gmail.com
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martedì, 09 ottobre 2007, 21:53

Quaranta giorni: lunghi, lunghissimi. Che hanno lasciato il segno. E tanti interrogativi. «Conosciamo autori e motivi per cui è stato organizzato il mio rapimento», spiega padre Giancarlo Bossi, protagonista dell’avventura che l’ha visto prigioniero dal 10 giugno al 19 luglio scorsi. «Ma quale significato ha agli occhi di Dio? È una domanda ancora aperta». Una domanda che padre Giancarlo ha affidato a un libro, dal titolo Rapito. Quaranta giorni con i ribelli, una vita nelle mani di Dio. In esso ripercorre le tappe del suo sequestro e le riflessioni maturate in quei giorni e racconta la sua storia precedente, dalla vocazione alla missione nelle Filippine. Il volume - in uscita questo mese, per i tipi della Emi (Editrice missionaria italiana), in collaborazione con Mondo e Missione - è corredato da un contributo di Pino Scaccia, inviato della Rai, che per il Tg1 ha seguito passo passo la vicenda del sequestro Bossi. Il libro
domenica, 05 agosto 2007, 01:06
venerdì, 27 luglio 2007, 16:50
MANILA - LA POLIZIA FILIPPINA HA IDENTIFICATO I RESPONSABILI DELL'AGGUATO DEL 10 LUGLIO AI 14 MARINES, DIECI DEI QUALI TROVATI DECAPITATI, CHE ERANO IMPEGNATI NELLE RICERCHE DEI SEQUESTRATORI DI PADRE GIANCARLO BOSSI, IL MISSIONARIO ITALIANO TORNATO IN LIBERTA' DOPO 39 GIORNI DI PRIGIONIA LO SCORSO 19 LUGLIO. SOTTO ACCUSA SONO SEI UOMINI DEL MILF (FRONTE ISLAMICO DI LIBERAZIONE MORO) E DUE LEADER DEL GRUPPO ESTREMISTA ABU SAYYAF. UNO DEI SEPARATISTI DEL MILF IDENTIFICATI, HAMSA SAPANTUN, E' IL CAPO DEL GRUPPO ATTIVO NELLA PROVINCIA MERIDIONALE DI BASILAN, HA DETTO IL CAPO DELLA POLIZIA DELLA REGIONE OCCIDENTALE DI MINDANAO, JOEL GOLTIAO. GLI ALTRI GUERRIGLIERI ACCUSATI DELLE ATROCITA' SUI MILITARI SI CHIAMANO NOT MUDDALAN (ALIAS NOT); SUHUD LIMAYA (HUD); SULAIMAN MURATA; HADJI DAN ASNAWI (ADAN) E FURUJI MAS-UD. I DUE GUERRIGLIERI DI ABU SAYYAF, GRUPPO INSERITO NELL'ELENCO USA DELLE ORGANIZZAZIONI TERRORISTICHE, SONO FURUFI INDAMA E NURHASAN KALLITUT JAMIRI, HA RIFERITO IL CAPO DELLA POLIZIA LOCALE GOLTIAO. L'AGGUATO AI MARINES FILIPPINI E' STATO COMPIUTO DA CIRCA 300 UOMINI ARMATI. LA LEADERSHIP DEL MILF AVEVA AMMESSO IL COINVOLGIMENTO DEI SUOI UOMINI NELL'OPERAZIONE, NEGANDO PERO' OGNI RESPONSABILITA' PER LA DECAPITAZIONE DEI MILITARI. (ADNKRONOS)
Ancora insistono nel coinvolgimento (indiretto) di padre Bossi. Anche adesso che è ormai noto che la sua prigione era a Lanao, e non a Basilan.
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